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OMELIE
Ricordati che sei polvere….
Omelia di don Francesco per il giorno delle ceneri
Fra un po' avrà inizio il rito delle ceneri e quando ci sarà imposto sul capo il segno della cenere il ministro dirà: Ricòrdati che sei polvere, e in polvere tornerai. La parola "polvere" che contrassegna questa frase può diventare, attraverso la Sacra Scrittura, una chiave di lettura dell'esperienza quaresimale che ci accingiamo a vivere.
La prima volta in cui ricorre la parola polvere è appunto la frase tratta dal libro della Gen e ricorda le parole di Dio all'uomo dopo la trasgressione originale. È un richiamo all'origine dell'uomo alla sua terrestrità, alla sua appartenenza alla terra dalla quale Dio l'ha tratto. Questo tempo di Quaresima è un'occasione per rammentarci che siamo esseri finiti, deboli, come tutto il resto del creato, segnati dalla caducità e dal limite della nostra condizione umana.
Sap 11,22 Tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
Is 40,15 Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio,
contano come polvere sulla bilancia;
ecco, le isole pesano quanto un granello di sabbia.
È questa la condizione dell'universo agli occhi di Dio, eppure ognuno di noi occupa buona parte della sua giornata e della sua vita nell'organizzare e pianificare ogni cosa quasi tutto fosse eterno: ricordati che sei polvere e in polvere tornerai deve rammentarci quest'oggi che tutto passa e che nulla ha fondamento stabile in questa vita.
Questa nostra situazione esistenziale che rammenta il nostro essere davanti a Dio, però, non ci fa perdere un altro aspetto della nostra esistenza. Dopo il peccato di Adamo Dio non assegna all'uomo la condizione del serpente sul quale incombe l'eterna maledizione di strisciare sulla terra e di mangiare la polvere: il Dio che ha formato l'uomo dalla polvere è anche il Signore che ha soffiato nelle sue narici il suo alito di vita e ha fatto dell'uomo un essere vivente. Dio ha innalzato questa nostra polvere partecipando ad essa la sua stessa vita. Il Signore ci ha rivestiti della sua stessa dignità donandoci lo Spirito nei sacramenti ed introducendoci nella sua intimità. Davvero il Signore solleva l'indigente dalla polvere e da essa fa sorgere la discendenza di Abramo. Questo tempo di Quaresima ci induce a ripensare alla grande dignità con la quale il Signore ci ha rivestiti: ha dato alla nostra umanità il dono della figliolanza nel suo Figlio, ci ha fatti sua discendenza, ci solleva quotidianamente dalle nostre miserie, dalle nostre malattie, dalle nostre preoccupazioni, dal nostro peccato. È un tempo questo per rileggere con la lente della fede le misericordie del Signore nella nostra vita.
È il tempo in cui anche per noi risuona la parola di Is 52,2 Scuotiti la polvere, àlzati, Gerusalemme schiava! È il tempo in cui anche noi come Mosé frantumiamo in polvere il vitello d'oro del nostro orgoglio, dei nostri idoli per proclamare che solo nel Signore è la nostra salvezza e il nostro appoggio. Sia questo sacramentale delle ceneri uno sprone per scuoterci di dosso la schiavitù del peccato, ci aiuti a ridurre in polvere tutti gli idoli che tante volte ci fabbrichiamo sostituendoli a Dio.
Questo austero simbolo sia anche memoria di quanto Dio conosce di noi: egli sa di cosa siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Dio ci conosce nell'intimo e comprende le nostre debolezze, si china sulle nostre miserie e le perdona. La comprensione di tanto amore non è per noi motivo per approfittare di essa, ma per lasciarci plasmare e formare da questo amore.
ci liberi in questo tempo il Signore dalla superbia e dall'orgoglio e ci dia la stessa umiltà di Abramo che intercedendo per Sodoma e Gomorra dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere:
possiamo maturare la fede del salmista che confessa che al Signore solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere;
Il rito delle ceneri è anche un ripensamento al nostro atteggiamento orgoglioso nei riguardi degli altri nostri fratelli e sorelle Am 2,7 ricorda: essi che calpestano come la polvere della terra
la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri,….profanando così il mio santo nome. Il tempo della Quaresima ci riporta a considerare il nostro rapporto con gli altri spesso segnato dalla superbia e dall'ingiustizia: atteggiamenti scorretti, offensivi, privi di carità. Tante volte siamo causa di divisione e di discordia e dissacriamo il nome del Signore ferendo gli altri. Possiamo chiederci in questo tempo se alcuni rapporti troncati, alcuni astii o antipatie non possano essere finalmente vinte dalla carità.
La Quaresima è il tempo in cui ci rotoliamo nella polvere -come dice la Scrittura- riconosciamo cioè tutti quegli aspetti che ci separano da Dio e sappiamo farne ammenda. È una presa di coscienza che come Giobbe ci fa dire Gb 42,6 Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere".
a noi che camminiamo verso la gioia della pasqua liturgica, ma siamo anche protesi verso la gioia eterna ci siano di aiuto le parole della Scrittura: Dn 12,2 Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.
Is 26,19 Ma di nuovo vivranno i tuoi morti.
I miei cadaveri risorgeranno!
Svegliatevi ed esultate
voi che giacete nella polvere.
Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa,
la terra darà alla luce le ombre.
è la certezza che il nostro cammino di cristiani ha una meta da raggiungere: esso è finalizzato all'intervento trasformante di Dio che già oggi ci rende simili al Figlio suo, ma che nella vittoria finale ci concederà la vittoria sulla morte. Con Gb 19,25 possiamo dire Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
26Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
27Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.